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Alla Montecatini dal 1966 alla chiusura degli stabilimenti come saldatore.

Il suo primo lavoro è stato alla Montecatini?

No, da ragazzo facevo il meccanico delle biciclette, dopo sono entrato nel cantiere navale giù al porto e poi sono entrato alla Montecatini nel ‘66 come saldatore. Era una delle ditte diciamo più serie, in cui si prendeva qualcosa in più e non si stava male. Era come entrare alle Poste, era un lavoro sicuro ed era una ditta abbastanza quotata, in piedi da tanto tempo. Io mi sono trovato abbastanza bene come fabbrica, come operai, come capireparto. Dopo ho avuto qualche problemino perché mi sono fatto male alla schiena e non potevo più saldare, facevo i lavori di manutenzione.

In cosa consisteva il lavoro da saldatore?

Facevamo dei grossi lavori, dalle cisterne alle botti, agli scambiatori per l’Arabia, per la Russia, lavoravamo per tutto il mondo. Prima di saldare si doveva riscaldare il pezzo. Dovevi saldarlo appena uscito dal forno! Quei lavori lì erano abbastanza pesanti, ma non capitavano sempre. Facevamo delle cisterne grosse, poi c’erano quelli che facevano il decapaggio per pulirle perché lavoravamo l’acciaio. Venivano lavate con degli acidi. C’erano dei lavori anche un po’… pericolosi. C’è stata molta gente che ha avuto anche malattie professionali, infortuni, molti per la sordità. Anche io ho un’invalidità per l’udito, roba da poco però ce l’ho. Anche quello della fonderia era un lavoro pesante, forse uno dei reparti più brutti che c’erano. Io non ci sono mai stato però li vedevo, quando uscivano dai forni erano tutti neri, un lavoraccio. Negli altri reparti invece c’era l’attrezzatura per lavorare meglio, che ti aiutava, quando saldavi ad esempio c’era l’aspiratore che ti aspirava il fumo.

Lavoravate anche a cottimo, giusto?

Sì, lavoravamo anche a cottimo e lo abbiamo fatto per molto tempo. Io sono entrato che si faceva il cottimo ed è finita con il cottimo. Praticamente, oltre allo stipendio base, più pezzi facevi e più guadagnavi. Ad esempio per saldare questo tavolino ti davano 10 minuti, a seconda di come valutavano loro, se tu ce ne mettevi 8, ti davano qualcosa in più. Ma se tu ci mettevi 8 minuti, la volta dopo non te ne davano più 10, ma 8! Era un’arma a doppio taglio, perché quello ingordo che ci metteva meno tempo guadagnava di più ma dopo ti davano sempre meno tempo… Però uno dopo un po’ capiva, se non era proprio un…! Non devi cercare di fare sempre meno tempo, perché magari una volta ti viene bene ma non è sempre così, non puoi andare avanti sempre a quel ritmo lì. Ci si metteva d’accordo tra di noi, se ci voleva un quarto d’ora, ci si metteva un quarto d’ora.

Foto: Fondo Marilena Rossi