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Alla Montecatini dal 1955 alla chiusura degli stabilimenti, reparto meccanica.

Com’erano strutturati gli stabilimenti della Montecatini?

Venendo su da via Campo sportivo si entrava in un cancello grande. Dal cancello andando verso destra fino in fondo c’era il reparto di falegnameria e modellistica, dove si facevano gli stampi per fare le fusioni. A sinistra c’era una casa lunga fino alla fine, fino alle case che ci sono ancora su via Andrea Costa. Sopra c’erano la stanza dell’infermiere, le mense, le docce e gli uffici, sotto invece l’infermeria, la portineria, i magazzini per i materiali più piccoli e il reparto chimico.

Il suo lavoro in cosa consisteva?

Io facevo da anello tra gli uffici che mi davano i materiali e i disegni, e gli operai a cui davo le indicazioni per eseguire i lavori. Servivamo in particolare la carpenteria, che era la fabbrica più grande, arrivava fino a 30 metri di altezza per il montaggio delle colonne più lunghe. I macchinari spesso venivano modificati da noi per fare dei lavori che ci venivano richiesti e che altrimenti quelle macchine non potevano fare. Il nostro capo, un perito, era uno che sapeva il fatto suo e usava l’ingegno. Per fare le sfere col tornio, ad esempio per gli snodi delle tubazioni dell’acqua, oggi ci sono tutte macchine moderne, quella volta non c’erano e allora un tornio normale è stato trasformato per fare quel lavoro lì. Ma sa come lo ha pensato? Vedendo la moglie che raccoglieva la lana per fare i gomitoli e trasformando una semplice macchina che era stata presa per fare i filetti. Questo tanti anni fa. Mi ricordo che il primo computer che hanno messo da noi riempiva una stanza intera. Ma ad esempio per le saldature eravamo all’avanguardia, avevamo una scuola. Le saldature spesso erano profonde, allora bisognava vedere se all’interno rimanevano dei buchi. Si usavano dei liquidi penetranti speciali, prima uno rosso, poi si lavava e si passava sopra uno spray bianco. Se dallo spray bianco venivano fuori delle macchiettine rosse qualcosa non andava e toccava intervenire. Poi si facevano i raggi per essere sicuri che la saldatura era perfetta.

Vedere adesso che la Montecatini non c’è più che effetto le fa?

Fa male… Ci hanno abbandonato prima e dopo senza tenere presente la nostra esistenza. Adesso davanti all’Ipercoop di tutto quanto è rimasto solo un piccolo macchinario per ricordo, se almeno avessero messo un boccaporto, un tre vie, qualcosa di grosso oppure dei tubi con delle saldature speciali, sarebbe stato un po’ più significativo…

Da sinistra: stemma di una tuta Montecatini Edison e portachiavi realizzati nel 1979 da Giorgio Benvenuti e colleghi, poi regalati ai partecipanti della cicloturistica.

Foto di copertina: Fondo Marilena Rossi