Post Image

Alla Montecatini dal 1967 alla chiusura degli stabilimenti, reparto meccanica.

Com’erano dislocati i vari reparti della Montecatini?

La fonderia più o meno era dove oggi c’è la Galleria dei fonditori [all’interno del centro commerciale Miralfiore]. Poi dove adesso c’è la salita ai parcheggi c’era una parte libera e a sinistra la parte riservata agli uffici, da lì partiva il corridoio che portava alla meccanica, alla carpenteria leggera e pesante. Io ero nel reparto meccanica. Poi distaccati c’erano la manutenzione e l’affilatura, cioè l’affilatura delle punte del trapano, degli utensili. Praticamente avevamo tutto, eravamo autonomi, era un’azienda che usava macchinari che altre fabbriche se li sognavano, perché lavoravamo materiali importanti come l’acciaio inox, che non è facile da lavorare e ci volevano utensili speciali, costruiti da noi.

Possiamo dire che la Montecatini è stata una scuola per tante maestranze, non era paragonabile alle altre fabbriche che producevano pezzi in serie. Qua era diverso, il lavoro era più vario, dipendeva da quello che ci veniva commissionato. Dalla Montecatini sono usciti fuori tanti ragazzi che poi hanno messo su attività in proprio. Molti lavoratori venivano anche da fuori Pesaro, dalla provincia, da Fano, Marotta, Cuccurano, Montecchio, Morciola, dal Furlo, dall’entroterra fanese ce n’erano parecchi. Usavano magari una macchina in 4 operai, non c’era il servizio dell’autobus.

Avevate delle agevolazioni come dipendenti Montecatini?

Volendo potevi chiedere un prestito internamente all’azienda. Avevamo anche l’assicurazione dell’automobile della Montedison, l’assicurazione Italia. Di cose ne avevamo tante. Avevamo lo spaccio interno, con prodotti per la casa e per la pulizia tipo detersivi e altre cose senza marca, con dei prezzi favolosi per i dipendenti… C’erano i premi dopo 25 o 35 anni di servizio e tanti anni fa mi ricordo che se ti nasceva un bambino ti regalavano la copertina. C’erano cose diciamo che erano vicine al dipendente, che poi nel corso degli anni si sono perse.

Come si è arrivati alla chiusura della Montecatini?

Diciamo che forse la chiusura era già stata decisa prima, a priori. Nell’83 ci avevano messo in liquidazione, poi nell’88 l’hanno demolita. Per chi era giovane è stato più facile trovare lavoro in altre aziende. Chi invece era un po’ più grandino… Era più difficile, non ti prendevano… Non bisogna nemmeno dimenticare che dopo tanti anni tu maturi le qualifiche, gli scatti di anzianità e la tua paga assume un livello discreto. Andando a chiedere lavoro da un’altra parte, toccava ricominciare da zero. Ad esempio se prendevi che ne so 1000 lire all’ora, da un’altra parte ti dicevano se vuoi lavorare qui te ne do 600. Quando sento dire di aziende che sono chiuse mi dispiace per loro, io ci sono passato, voglio dire non ci puoi fare niente perché tutte queste decisioni vengono sempre dall’alto. E sono momenti brutti perché torni a casa, la cassa integrazione non è che ti arriva il mese dopo. Sono situazioni che non auguro a nessuno, la perdita del posto di lavoro ti limita in tutto perché ti devi umiliare per tante cose, e poi alle volte non ottieni niente ecco. La chiusura della Montecatini per noi e per tante persone che lavoravano lì da una vita è stata abbastanza traumatica.

Foto: Operaio al lavoro su saldatrice automatica – Fondo Ezio Bartoli