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Alla Montecatini dal 1959 al 1984 prima come manovale e aiuto saldatore, poi come operaio specializzato.

Mi racconti i primi giorni di lavoro e quello che facevate…

Nel ’59, dopo un colloquio, vengo assunto a tempo determinato come manovale specializzato e aiuto saldatore. Dopo un anno di prova vengo assunto definitivamente. Poi dopo 25 anni di lavoro la Montecatini mi diede la medaglia d’oro con pergamena e un piccolo aumento. Nel 1979 passammo dalla Montedison alla Costruzioni Meccaniche Pesaro e dal 1983 fummo licenziati e messi in cassa integrazione. Nel 1984 venni assunto all’RBO. All’inizio nel mio gruppo eravamo in 5 e a ognuno era stato assegnato un operaio qualificato, un ‘anziano,’ per imparare.

Mi piaceva il campo della tecnica, dell’industria e tutti quei lavori di carpenteria che facevamo, montare un serbatoio, delle mensole. Il lavoro era diviso tra più reparti. Arrivava la lamiera dal magazzino, il tracciatore tracciava il pezzo da tagliare, poi passava alle macchine. Ad esempio se era un serbatoio dovevi passare nella calandra per fare il cilindro. Poi i pezzi venivano assemblati dai saldatori e quindi passavano ai carpentieri per installare gli ultimi particolari. Infine andavano al collaudo. Facevamo anche le colonne di sintesi, coibentate all’esterno con l’amianto. E siccome erano alte decine di metri, abbiamo dovuto alzare il capannone. Avevamo anche una piallatrice di 20 metri!

Mi descrivereste gli spazi dove lavoravate?

I capannoni erano grandi e dentro si muovevano anche le gru. D’inverno mi ricordo che nei primi anni si bruciava il carbone per riscaldare gli ambienti, avevamo dei tubi dove si metteva il carbone e poi la mattina si accendeva, ma faceva molto fumo prima di accendersi. Poi è stato sostituito con la nafta: non ti dico, una puzza! C’erano delle stufe in mezzo al reparto, ma era freddo lo stesso, c’erano gli spifferi. Mi ricordo un anno che ha fatto la neve abbiamo dovuto stare a casa perché entrava da tutte le parti. D’inverno si stava male, però ti coprivi e potevi lavorare lo stesso.

D’estate invece era molto caldo, anche se tenevano tutto aperto. Mi ricordo che alcuni buttavano l’acqua per terra: era peggio! Per terra era tutto cemento, quindi il vapore ti faceva stare bene per una mezz’oretta, poi quando passava… Negli ultimi anni avevano messo i bruciatori, ogni reparto ne aveva due o tre ad aria forzata ed era meglio perché buttavano l’aria in tutto il reparto. Avevamo gli spogliatoi e le docce. Sembrava di essere in quei film tedeschi dove tutti nudi si entrava insieme sotto la doccia.

Avevamo la mensa e si mangiava abbastanza bene perché c’era il controllo del sindacato, allora se c’era qualcosa che non andava cambiavano subito. A Pasqua e a Natale c’era la messa e chi faceva la comunione aveva l’aumento perché il direttore era uno sfegatato DC, Lombardi si chiamava. Mi ricordo che una volta avevamo fatto sciopero e lui aveva detto “Cosa volete?” e noi “I soldi!”. E lui aveva risposto: “Fate i figli!”, perché poi prendevamo gli assegni. Mi ricordo che c’erano due operai con le mani d’oro che sapevano far tutto, però erano del PC e non avevano una lira d’aumento! C’era discriminazione, soprattutto all’epoca della Montecatini, poi quando è passata a Montedison queste cose erano meno evidenti. Quando c’era la messa, c’era il discorso del vescovo e poi c’era il rinfresco e mi ricordo che questi del PC dicevano che era meglio che i soldi li dessero agli operai, invece di spenderli così.

Foto: Funzione religiosa nel cortile dello stabilimento Montecatini, 1954 – Fondo Ezio Bartoli